Tfr in buoni postali fruttiferi, tassazione al netto della ritenuta

In tema di tassazione dei redditi da lavoro dipendente, l’indennità di fine rapporto corrisposta in buoni postali fruttiferi e relativi interessi va assoggettata ad IRPEF nella misura corrispondente alla differenza tra l’aliquota applicata su tutta l’indennità corrisposta e quella relativa alla ritenuta operata al momento della riscossione degli interessi (Corte di Cassazione - Sentenza 10 gennaio 2013, n. 451).

Nell’ambito di una controversia relativa all’impugnazione del "silenzio rifiuto" alla richiesta di rimborso IRPEF, presentata dagli eredi del lavoratore, in relazione alla maggiore imposta trattenuta e versata dal datore di lavoro sull’indennità di fine rapporto corrisposta in buoni fruttiferi postali, i giudici tributari in primo e secondo grado hanno ritenuto fondata la richiesta di rimborso accogliendo il ricorso dei contribuenti.
Su ricorso proposto dall’Amministrazione finanziaria, la Corte suprema ha convalito la decisione dei giudici di merito, affermando il seguente pricipio di diritto: "quando su buoni postali corrisposti al dipendente a titolo di indennità di fine rapporto emessi dopo il 20 settembre 1986, e quindi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta, siano maturati interessi non riscossi dal datore di lavoro e perciò non assoggettati a ritenuta, non può darsi che i detti interessi diano luogo a tassazione sia a titolo di ritenuta e sia al momento di liquidazione del TFR. Cosicché, al fine di evitare la doppia imposizione, la tassazione sui ripetuti interessi non può che essere limitata all'eventuale differenza tra l'aliquota applicata su tutta la indennità e quella relativa alla ritenuta a titolo di imposta operata sugli interessi dei buoni postali fruttiferi".